Perché il nostro Stato non ci aiuta ad eccellere in Europa?
di Lorenzo Orsenigo
Nel 2001 ICMQ è stato il primo organismo notificato per la Direttiva Prodotti da Costruzione 89/106, superata poi dal Regolamento Prodotti da Costruzione n. 305 del 2011, oggi ancora in vigore insieme alla recente nuova versione 2024/3110. Nel 2015 ICMQ ha costituito EPDItaly, riconosciuto da ECO Platform nel 2016 e il primo Program Operator in Europa ad essere accreditato nel 2017, inizialmente in conformità alla norma ISO 17065 e ora alla più recente ISO 17029. Questa doppia consolidata esperienza sulla certificazione dei parametri ambientali e sul Regolamento Prodotti da Costruzione ha permesso a ICMQ di candidarsi a guidare a livello europeo il Gruppo degli Organismi Notificati per la definizione delle regole per la marcatura CE delle caratteristiche ambientali dei prodotti da costruzione: il Sector Group SH03 “Environmental Sustainability”. Oltre 60 organismi hanno scelto ICMQ per la conduzione dei lavori. L’obiettivo principale della sua costituzione nell’ottobre del 2023 è stato guidare e uniformare a livello europeo le attività di certificazione in base ai requisiti legati alla sostenibilità ambientale e alla decarbonizzazione dei materiali edili, definendo le regole per l’implementazione del nuovo sistema di attestazione 3+. Il gruppo SH03 sta lavorando molto bene, con soddisfazione di tutti gli stakelholder, tra cui ECO Platform e la Commissione Europea, che spesso invita il coordinatore Ugo Pannuti nelle proprie manifestazioni a rendicontare gli sviluppi dei lavori.
In sintesi: ICMQ è considerato in Europa un soggetto molto autorevole per la sua competenza tecnica in materia di certificazione ambientale dei prodotti da costruzione.
Ora che cominciano ad essere definite le regole per l’implementazione del sistema 3+, in molti Stati europei gli enti di accreditamento procedono con il riconoscimento degli organismi che possono essere notificati e autorizzati a rilasciare i certificati ai produttori di materiali per la marcatura CE dei prodotti. Ciò avviene per esempio in Germania, in Svezia, nella Repubblica Ceca, in Slovenia, così come in altri Paesi.
È naturale aspettarsi che il medesimo riconoscimento possa essere ottenuto anche da ICMQ in Italia. Tra l’altro Accredia è stato il primo ente in Europa ad accreditare uno schema per EPD, EPDItaly appunto, in conformità alla norma ISO 17029, considerata a livello normativo e dagli altri enti di accreditamento il riferimento per lo schema 3+. Ne consegue che ci troviamo nelle migliori condizioni per poter eccellere in Europa e dare visibilità della nostra competenza, autorevolezza e capacità. Ma così non è!
La richiesta di estensione dell’accreditamento al sistema 3+ che ICMQ ha presentato nel dicembre 2025 è stata prontamente respinta a inizio gennaio 2026 perché Accredia non ha l’autorizzazione ministeriale ad accreditare secondo il sistema 3+.
Non sappiamo se basterebbe una semplice comunicazione dai ministeri competenti ad Accredia per ampliare la convenzione già in essere, certo è che al momento non si conoscono tempi e modi perché anche in Italia gli organismi possano essere notificati per la certificazione dei parametri ambientali.
Siamo di fronte, purtroppo, ancora una volta a quella che resta un handicap per il sistema imprenditoriale italiano: la lentezza e i ritardi della burocrazia che in questo caso non consentono agli operatori, agli organismi di certificazione e ai produttori di materiali di prepararsi per tempo alle imminenti scadenze che vedranno la pubblicazione di importanti norme, come ad esempio quelle sui cementi e sui prefabbricati, per l’immissione sul mercato dei prodotti marcati CE con l’inclusione delle caratteristiche ambientali.
E pensare che i produttori sono già in possesso delle EPD per i prodotti in questione, ma manca il quadro regolatorio che i nostri ministeri debbono fornire ad Accredia per sbloccare la situazione.
Già diverse comunicazioni, anche di federazioni di produttori di materiali, sono state inviate alle autorità competenti, ma ancora senza alcun riscontro. Così che continuiamo a chiederci perché il nostro Stato non ci aiuta ad eccellere in Europa?