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Ricerca, dialogo e innovazione: tre azioni per il futuro della prefabbricazione

Enrico Dassori, architetto e professore emerito all’Università di Genova, è stato direttore del Dipartimento di Architettura e Design, presidente del CTE e tra i fondatori di ICMQ. È oggi procuratore legale di MC-Manini Prefabbricati e guida Assobeton per il quadriennio 2025–2029.

Professore Dassori, la sua elezione alla presidenza di Assobeton arriva dopo un lungo percorso accademico e associativo. Cosa rappresenta per lei questo nuovo incarico?
Sono onorato di poter guidare un’associazione come Assobeton, che rappresenta un settore strategico per l’edilizia italiana. La prefabbricazione in calcestruzzo è oggi uno dei motori dell’innovazione costruttiva, capace di unire sostenibilità, qualità e rapidità esecutiva. Il mio obiettivo è rafforzare il legame tra il mondo produttivo e quello della ricerca, mettendo a sistema esperienze e conoscenze per accompagnare le imprese verso le sfide che ci attendono: transizione ecologica, digitalizzazione e formazione delle nuove competenze.

Il suo percorso è profondamente intrecciato con ICMQ, di cui è stato tra i fondatori e anche, tuttora presidente dell’associazione. Quanto questa esperienza influenzerà il suo approccio in Assobeton?
ICMQ mi ha insegnato il valore della cultura della qualità e della certificazione come strumenti di crescita collettiva. In quegli anni abbiamo costruito un linguaggio comune tra tecnici, imprese e istituzioni, ponendo le basi per un sistema di garanzia che oggi rappresenta un punto di riferimento per l’intero comparto. In Assobeton voglio portare questa stessa visione: una cultura della qualità che non sia mero adempimento, ma leva per l’innovazione, la sostenibilità e la competitività delle nostre aziende.

Nel programma 2025–2029 lei pone al centro il tema della formazione e della ricerca. Come intende sviluppare questi assi strategici?
Formazione e ricerca sono le vere infrastrutture immateriali del nostro settore. Le imprese di prefabbricazione devono poter contare su tecnici aggiornati, su progettisti che conoscano le potenzialità del calcestruzzo industrializzato e su collaborazioni strutturate con le università. Penso, ad esempio, ai master e ai corsi di alta formazione nati in collaborazione con ICMQ e con ANCE Genova, o al ruolo che i nuovi strumenti digitali – dal BIM alle piattaforme di gestione dei dati – possono avere nel rendere più efficiente e sostenibile la produzione. L’obiettivo è creare un ponte stabile tra chi fa ricerca e chi costruisce.

Assobeton è anche una rete di imprese che rappresenta un comparto di oltre 10.000 addetti. Quali saranno le sue priorità operative per i prossimi anni?
Lavoreremo su cinque fronti principali: formazione e ricerca, ampliamento della base associativa, dialogo con istituzioni e professionisti, comunicazione interna ed esterna più strutturata, e valorizzazione del ruolo della prefabbricazione come pilastro dell’edilizia moderna e sostenibile. Intendo inoltre promuovere una maggiore coesione tra i diversi gruppi merceologici e un’interlocuzione più forte a livello europeo, anche grazie alla collaborazione con la Federazione BIBM.

Nel suo intervento di insediamento ha parlato di “un’associazione percepita non come un soggetto a cui delegare, ma come un luogo di investimento comune”. Cosa intende con questa espressione?
Credo che il futuro di Assobeton passi attraverso una partecipazione più attiva delle imprese. L’associazione deve diventare uno spazio di confronto, dove condividere progetti, idee e strumenti concreti. In un contesto in cui le normative evolvono rapidamente e le sfide ambientali e digitali impongono nuovi standard, il valore dell’essere “associati” sta proprio nella possibilità di anticipare il cambiamento.

Guardando al futuro, come immagina il ruolo della prefabbricazione nel costruire le città di domani?
La prefabbricazione è una risposta concreta ai bisogni dell’edilizia contemporanea: qualità controllata, riduzione dei tempi di cantiere, durabilità e attenzione all’ambiente. Ma è anche un linguaggio architettonico che si rinnova. Oggi il prefabbricato non è più sinonimo di standardizzazione, bensì di flessibilità, di precisione, di dialogo tra estetica e tecnica. Credo che nei prossimi anni assisteremo a una vera rinascita della prefabbricazione, trainata da innovazione, sostenibilità e nuove sinergie tra industria e università.


Leggi l'articolo impaginato su ICMQ Notizie n. 120

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ICMQ è organismo di certificazione di terza parte accreditato da Accredia e specializzato nel settore dell’edilizia e delle costruzioni.