BIM Community 2026: il dato come linguaggio di contaminazione
di Marco Perazzi, coordinatore della BIM Community
C'è un momento, nello sviluppo di ogni progetto, in cui la crescita quantitativa deve trasformarsi in maturazione qualitativa. Per la BIM Community di ICMQ quel momento è adesso. Da una partenza nel 2017 con poche centinaia di pionieri siamo arrivati a quasi 2500 iscritti, tra gli esperti BIM certificati con ICMQ. Il 2026 sarà l'anno in cui metteremo a frutto questo patrimonio per esplorare cosa succede quando i confini tra discipline apparentemente lontane iniziano a dissolversi.
Il programma editoriale che ci siamo dati parte da un'osservazione: la digitalizzazione non sta solo cambiando il nostro settore, sta creando un linguaggio comune che permette a settori diversi di dialogare per la prima volta. E quando questo dialogo inizia, emergono connessioni inaspettate.
Quando il dato diventa fluido
Prendiamo un esempio. Un ingegnere che progetta habitat per condizioni estreme – ambienti spaziali, stazioni di ricerca polari, piattaforme offshore – lavora con vincoli radicali: energia limitata, manutenzione impossibile, riutilizzo totale. Un ingegnere civile che progetta edifici ad alta efficienza lavora con vincoli diversi, ma la struttura del problema converge quando entrambi ragionano in termini di gemello digitale, ciclo di vita chiuso, integrazione impiantistica totale.
Non è che un settore "insegni" all'altro. Quando entrambi traducono le proprie sfide in dati strutturati, modelli informativi, simulazioni predittive, il linguaggio diventa comune. E quel linguaggio permette di riconoscere pattern, trasferire soluzioni, porre domande nuove. La fluidità del dato rende possibile la contaminazione.
Dalla materia ai bit, e ritorno
Lo stesso vale al livello della materia. Chi lavora nella ricerca sui materiali avanzati – per aerospaziale, biomedicale, manifattura – utilizza analisi che arrivano alla struttura atomica. Quando quell'analisi diventa scheda tecnica digitale, passaporto del materiale che dialoga con un modello BIM, la distanza scompare.
Validazione scientifica di materiali sostenibili, previsione del degrado, certificazione delle prestazioni: dati che si integrano in un flusso informativo. Lo stesso che alimenta la manutenzione predittiva, popola le librerie digitali, informa le scelte progettuali. Non discipline diverse, lo stesso ecosistema digitale guardato da angolazioni diverse.
Contaminazioni impreviste
L’obbiettivo della BIM community per il 2026 sarà, anche, quello di provare ad esplorare questi territori di confine. Come, ad esempio, il gemello digitale sviluppato in ambito biomedico – dove si simula l'interazione dispositivo-corpo prima di interventi fisici – utilizzi gli stessi principi per simulare il comportamento di edifici complessi sotto stress. Come tecnologie di analisi per componenti ad alta affidabilità trovino applicazione nella certificazione di elementi strutturali.
Come la cybersecurity, nata per infrastrutture critiche in ambiti diversi, diventi rilevante quando un modello BIM è un database di informazioni sensibili. Un modello compromesso non è problema informatico: è rischio fisico.
Non si tratta di importare soluzioni. Si tratta di riconoscere che la digitalizzazione crea uno strato comune – dati strutturati, modelli informativi, interfacce digitali – che permette a discipline diverse di parlare la stessa lingua. Quando questo accade, le domande di un ambito illuminano problemi in un altro.
Il metodo, non la destinazione
E’ bene chiarirlo da subito: il programma del 2026 non vuole essere, e neanche provare a diventarla, una lista di best practice. È un percorso di esplorazione. Capire cosa succede quando progettazione computazionale per condizioni estreme incontra i vincoli della rigenerazione urbana. Quando scouting di materiali innovativi si confronta con sostenibilità del costruito. Quando protocolli di validazione scientifica incontrano il bisogno di certificazione nei passaporti digitali.
Accanto a questo, manterremo naturalmente il legame con l'evoluzione normativa, l'integrazione AI-BIM, i casi studio di rigenerazione data-driven. Ma li guarderemo con occhi diversi: non ambiti separati, parti di un ecosistema dove la fluidità dei dati permette connessioni prima impensabili.
Un evento che fa sintesi
Tutto confluirà in un evento conclusivo che farà sintesi del percorso. Non celebrazione ma momento per mettere a fuoco cosa abbiamo imparato attraversando questi confini. Per chiederci quali nuove domande emergono quando discipline lontane si contaminano. Per capire quali competenze servono in questo territorio fluido.
La BIM Community vuole diventare un luogo dove questa esplorazione sia possibile. Dove la crescita professionale passi dalla capacità di guardare oltre il perimetro del noto, riconoscere pattern in contesti diversi, tradurre linguaggi. Serve curiosità, apertura, consapevolezza che il BIM è parte di un ecosistema più ampio.
L'invito è partecipare a questo viaggio. Portare domande, esperienze, visioni. Fare della Community un luogo dove la contaminazione tra discipline diventa metodo, non eccezione.
P.S. Tutti i contenuti multimediali dei webinar della BIM Community sono disponibili sulla nuova piattaforma ICMQ Sustainability Academy
Se sei un esperto BIM certificato ICMQ e non hai ancora effettuato accesso, puoi richiedere l’attivazione delle tue credenziali a assistenza@icmqsustainabilityacademy.com