La sostenibilità nella gestione della mobilità delle persone. Una nuova certificazione professionale
di Sebastiano Fusari
Con la pubblicazione della UNI 11977:2025, viene introdotta la certificazione dei profili professionali per la gestione della mobilità delle persone. ICMQ è quindi pronta ad offrire questo nuovo servizio nell’ambito delle certificazioni del personale accreditate, rivolgendosi a quei professionisti che operano nel contesto della sostenibilità e del benessere del personale aziendale.
La norma va ad affiancarsi ad un quadro legislativo già presente, andando a definire con precisione i profili professionali di riferimento e i relativi requisiti di certificazione. In particolar modo, la figura del Mobility Manager, già richiamata dal Decreto del Ministero dell’Ambiente del 27 marzo 1998, diventa centrale nel più recente D.M. 179 del 12 maggio 2021, all’interno del quale viene stabilito che le imprese e le pubbliche amministrazioni con più di 100 dipendenti, situate in capoluoghi o comuni con oltre 50.000 abitanti, devono adottare un Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL) e devono nominare un Mobility Manager.
La UNI 11977:2025 va quindi a definire quattro distinti profili:
- Il Fleet Manager assicura efficacemente l’organizzazione e la gestione della flotta aziendale nei modi, nei tempi e nei vincoli definiti dalla car policy, al fine di garantire il perseguimento degli obiettivi di mobilità, economici e ambientali definiti.
- Il Mobility Manager elabora invece piani di mobilità aziendale e spostamento casa-lavoro, contribuendo all’implementazione delle misure di mobilità sostenibile, tramite la supervisione e il coordinamento dei vari piani, nonché promuovendo sinergie fra le figure professionali che agiscono in ambito di mobilità fisica e virtuale.
- Il Travel Manager ha il compito di gestire e coordinare i viaggi d’affari all’interno di un’organizzazione in modo efficiente, sicuro e conveniente, rispettando allo stesso tempo le politiche organizzative e i principi della sostenibilità e della sicurezza. In termini strategici assicura che i viaggiatori siano il più possibile produttivi per garantire il massimo ritorno dell’investimento del viaggio di lavoro per l’organizzazione e per tutti gli stakeholders.
- Il Chief FMT Officer è una figura meno più strategica/gestionale, dovendo coordinare le precedenti figure in aziende strutturate. Inoltre presiede, progetta, pianifica e realizza le politiche, i programmi e le attività di ottimizzazione della mobilità integrata e sostenibile dell’organizzazione.
Il processo di certificazione passa quindi, come di consueto, da una prima fase di istruttoria documentale atta alla verifica dei requisiti di ammissione dettagliati dalla norma per ciascun profilo. In tal senso risulta centrale, oltre all’esperienza lavorativa pregressa nel ruolo, un percorso di aggiornamento formativo specifico, atto a garantire la padronanza degli strumenti applicativi più recenti.
L’esame di certificazione sarà quindi articolato su tre distinte prove, ovvero da un primo scritto sottoforma di quiz, seguito da una seconda prova scritta in cui i candidati dovranno sviluppare un caso studio allineato al proprio profilo di certificazione, per poi concludere l’esame con un colloquio individuale. Nel corso delle tre fasi d’esame, verranno quindi verificate le conoscenze, le competenze e le abilità del candidato in accordo con il disciplinare normativo.
La parola all'esperto: intervista a Ivano Gallino
ICMQ ha intervistato il Dott. Ivano Gallino, estensore della Norma UNI 11977:2025, Formatore e Consulente Senior in Travel e Mobility Management con oltre 30 anni di esperienza imprenditoriale, nonché Co-fondatore di Travel for business e Presidente dell’Associazione Italiana Travel & Mobility Manager (AITMM).
Dott. Gallino come si inserisce la UNI 11977:2025 nel quadro della legislazione nazionale?
La UNI 11977 non nasce nel vuoto, ma si innesta come tassello fondamentale di congiunzione tra due grandi filoni legislativi del nostro Paese: la regolamentazione delle professioni e la normativa strategica per la mobilità sostenibile e la transizione ecologica. In primo luogo, trova il suo fondamento nella Legge n. 4 del 2013, nonché una rigorosa coerenza con il Quadro Nazionale delle Qualificazioni (QNQ) e con il Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF). In secondo luogo, dal punto di vista operativo e trasportistico, dà forma e sostanza manageriale agli obblighi introdotti dalla legislazione sulla mobilità, in particolare all'art. 229 del "Decreto Rilancio" (D.L. 34/2020) e al suo decreto attuativo, il Decreto Interministeriale n. 179 del 2021. La legislazione ha creato l'obbligo e la figura istituzionale, la UNI 11977 ha definito chi è questo professionista. Abbiamo delineato i profili di Fleet, Travel e Mobility Manager e, soprattutto, la figura apicale Chief Fleet Mobility and Travel Officer per rispondere a questa esigenza legislativa con una visione sistemica. Infatti, per ottemperare alle direttive nazionali ed europee sulla decarbonizzazione e rendicontazione non finanziaria, le aziende non possono più gestire flotte, trasferte e pendolarismo a compartimenti stagni. La norma qualifica professionisti in grado di progettare e realizzare politiche di mobilità integrata che tengano insieme l'efficienza economica, la riduzione degli impatti ambientali e il benessere e la sicurezza sociale delle persone.
Come pensa che il mercato del lavoro e i professionisti reagiranno a questa nuova opportunità di certificazione?
Prevedo una reazione di grande interesse sia dei professionisti che delle imprese. Osservando le dinamiche del settore con una visione allargata, ci troviamo di fronte a un paradosso: la transizione ecologica e quella digitale hanno trasformato la mobilità aziendale in un asset strategico fondamentale, ma fino ad oggi mancava un vero "metro di misura" oggettivo per qualificare chi queste transizioni deve guidarle. La UNI 11977 colma questa lacuna.
Ritiene che le aziende trarranno dei vantaggi nell’avvalersi di figure certificate nel campo dell’impegno verso un’economia più sostenibile?
I Professionisti passeranno dal "silos" tattico alla Governance Strategica. Per anni, chi si occupava di flotte (Fleet), di trasferte (Travel) o di pendolarismo (Mobility) ha operato in compartimenti stagni, spesso percepito dall'azienda come un mero esecutore amministrativo o un "tagliatore di costi". I professionisti accoglieranno questa certificazione come uno strumento di emancipazione. Sanno che oggi non basta più negoziare la tariffa di un hotel o il canone di un'auto a noleggio; bisogna saper calcolare la Carbon Footprint (emissioni Scope 3), integrare la mobilità nel welfare aziendale per trattenere i talenti e applicare il Risk-based thinking. La certificazione riconosce la loro capacità di visione sistemica, permettendo loro di sedersi ai tavoli decisionali dell'Alta Direzione. Per il Mercato del Lavoro e delle Imprese avere la garanzia delle competenze sarà un valore aggiunto. In particolare, per le direzioni HR e gli uffici Acquisti, la norma rappresenta una vera e propria bussola. Come evidenziato dagli studi di Arval Mobility Observatory e AITMM, l'83% delle direzioni HR è direttamente coinvolto nelle scelte di mobilità, a dimostrazione che il tema impatta fortemente sull'attrazione dei talenti e sul benessere organizzativo. Tuttavia, quando un'azienda deve assumere un manager per redigere il P.S.C.L. (obbligatorio per legge) o per guidare la transizione della flotta verso l'elettrico, ha bisogno di certezze. La certificazione di terza parte fornisce al datore di lavoro la garanzia che il professionista possiede non solo le "hard skills" normative ed economiche (come il passaggio dal concetto di Total Cost of Ownership al Total Cost of Mobility e Sustainability), ma anche le "soft skills" necessarie per il Change Management e la persuasione dei dipendenti verso comportamenti più virtuosi. Sono certo che il mercato del lavoro reagirà premiando i professionisti certificati: le imprese stanno comprendendo che la mobilità sostenibile non rappresenta solo un adempimento burocratico, ma un percorso che genera valore economico, tutela l'ambiente e migliora la dimensione sociale del lavoro. Questa certificazione sarà lo spartiacque tra chi si limita a "compilare moduli" e chi contribuisce concretamente all'impresa del futuro.