La certificazione dei profili professionali della sostenibilità
di Sebastiano Fusari
Le certificazioni nel campo della sostenibilità sono ormai da tempo al centro delle attività di ICMQ, grazie all’offerta di numerosi e diversificati servizi che rispondano alle sempre più crescenti necessità di un mercato che non può più prescindere dall’applicazione del concetto di Sostenibilità nel suo significato più ampio.
Considerando i criteri ESG (Environmental, Social e Governance) è oggi infatti essenziale monitorare e valutare i parametri di sostenibilità non solo in un’ottica ambientale, ma tramite un approccio di più ampia visione che consideri anche gli impatti sui lavoratori e sulle comunità locali, ovvero che tenga conto della sostenibilità sociale dell’organizzazione.
In un contesto sempre più articolato, e in funzione di un mercato sempre più esigente, appare quindi evidente come la verifica delle competenze del personale coinvolto ricopra ormai un requisito essenziale nella valutazione dei parametri di sostenibilità. ICMQ, puntando sulla valorizzazione delle competenze dei professionisti, offre una vasta gamma di profili professionali certificabili: dai profili operativi richiamati nel Decreto CAM quali i posatori di sistemi e prodotti per l’edilizia, passando quindi alle figure professionali caratterizzate da ruoli più gestionali quali professionisti EGE e Manager HSE, fino all’introduzione della certificazione degli Esperti CAM in Progettazione Sostenibile tramite la predisposizione di un apposito schema di certificazione proprietario e reso disponibile al Sistema Paese attraverso l’accreditamento Accredia.
Ora, con l’accreditamento per la nuova certificazione professionale ai sensi delle UNI/PdR 109-1 e 109-2, ICMQ vuole proporre un’offerta rivolta alle aziende e ai professionisti che intendano garantire la propria competenza nell’implementazione, nella gestione e nella verifica delle pratiche di sostenibilità con un approccio trasversale e applicabile a qualsiasi livello organizzativo. Questa prassi di riferimento, distinta in due parti, disciplina infatti i requisiti di competenza, di conoscenza e di abilità di cinque distinti profili professionali nell’ambito della sostenibilità, inseribili in qualsiasi contesto aziendale e professionale indipendentemente dal settore produttivo. Si tratta quindi di figure essenziali laddove le proprie politiche prevedano l’integrazione della sostenibilità all’interno della strategia aziendale, garantendo elevati standard qualitativi, un’efficiente risposta al mercato ESG, nonché un allineamento rispetto agli SDG (Sustainable Development Goals) previsti dall’Agenda 2030 dell’ONU.
I profili professionali della sostenibilità
Le UNI/PdR 109-1 e 109-2, pubblicate nel 2021, e successivamente revisionate nel 2024, definiscono i compiti e le attività specifiche di cinque figure professionali nell’ambito della sostenibilità, traducendoli poi in requisiti di conoscenza, abilità, responsabilità e autonomia, con l’intento di standardizzare e di certificare le professionalità nel campo della sostenibilità. Uno dei valori aggiunti della PdR 109 è individuabile nell’aver definito con chiarezza i diversi livelli di operatività e i diversi ruoli gestionali, passando dalle figure manageriali, arrivando fino al profilo del “cittadino sostenibile”. Nello specifico, troviamo all’interno della PdR 109-1 le figure del Sustainability Practitioner e del Sustainability Manager, mentre nella PdR 109-2 il Sustainability & CSR Auditor, l’SDG Action Manager e l’SDG User.
Sustainability Practitioner
Il Sustainability Practitioner rappresenta una figura professionale operativa nell’ambito dell’implementazione dei criteri di sostenibilità. Si tratta quindi di professionisti che, in supporto al Sustainability Manager, intervengono nella definizione delle politiche ESG, raccolgono dati per il monitoraggio dei criteri di sostenibilità, possedendo, quindi, le competenze tecniche per interpretarli, e promuovono lo sviluppo e l’aggiornamento delle iniziative di sostenibilità, traducendo la strategia adottata dall’organizzazione in operatività.
Sustainability Manager
Nella figura del Sustainability Manager ritroviamo invece i professionisti con ruoli gestionali e decisionali nella definizione della strategia di sostenibilità dell’organizzazione. Il Sustainability Manager deve quindi essere in grado di identificare e valutare gli impatti socio-ambientali del business model aziendale, di coinvolgere gli stakeholder, sia interni che esterni, così da guidare il cambiamento organizzativo verso modelli più attenti e più responsabili rispetto alle politiche ESG. Deve pertanto affiancare, oltre alle capacità di leadership e di comunicazione, anche un’elevata competenza tecnica e normativa, così da poter correttamente pianificare le strategie di sostenibilità da adottare.
Sustainability & CSR Auditor
Questo profilo professionale rappresenta il complemento delle due figure previste dalla PdR 109-1, assumendo il ruolo di controllore e verificatore dei processi di sostenibilità e responsabilità sociale (CSR) adottati dall’organizzazione. Attraverso la conduzione di audit di prima, seconda o terza parte, l’Auditor della sostenibilità va quindi a valutare la conformità delle pratiche dell’azienda rispetto agli standard, interni o esterni, di riferimento.
SDG Action Manager
A differenza del Sustainability Manager, che ricopre un ruolo dal profilo più manageriale e che definisce la strategia complessiva di sostenibilità, l’SDG Action Manager opera con focus specifico sull’Agenda 2030, con il compito di tradurre gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) in azioni concrete, piani operativi e progetti all’interno dell’organizzazione, collegando quindi la strategia aziendale con i 17 obiettivi previsti dall’Agenda 2030 e integrandoli nei processi aziendali.
SDG User
A differenza di ogni altro profilo professionale certificabile, per l’SDG User la PdR 109-2 non prevede specifici requisiti di competenza lavorativa, ma definisce solamente dei requisiti formativi di dettaglio proprio sugli SDG. Si tratta quindi di una figura non necessariamente “professionale”, che può quindi essere ricoperta da studenti, cittadini o dipendenti che, all’interno delle proprie attività quotidiane, promuovono le politiche SDG. In questo modo la PdR 109 va a valorizzare anche chi non ricopre un ruolo manageriale o strategico, ma contribuisce alla sostenibilità con azioni concrete e consapevoli e orientate agli obiettivi dell’Agenda 2030. La promozione di questa figura all’interno dell’organizzazione può quindi aiutare a creare e a sviluppare una cultura aziendale sostenibile, dimostrando al contempo un impegno reale e trasversale verso la sostenibilità.
Il processo di certificazione
La certificazione dei profili professionali descritti dalla PdR 109 passa attraverso una prima fase di verifica dei requisiti di esperienza lavorativa (a eccezione dell’SDG User) e di formazione specifica, per poi accedere al secondo passaggio di verifica costituito da un esame di certificazione volto a verificare le conoscenze, i compiti e le abilità previste per lo specifico profilo richiesto.
Superando l’esame di certificazione, costituito da una prima prova scritta a risposta multipla e una seconda prova orale in cui i candidati dovranno anche presentare un caso operativo di rilevanza della propria esperienza nell’ambito della sostenibilità (Case History), si accederà alla certificazione professionale richiesta, rilasciata ai sensi della PdR 109 sotto accreditamento Accredia, rientrando così nell’albo dei professionisti accreditati.
Il certificato avrà quindi una validità triennale, mentre il mantenimento annuale dello stesso sarà subordinato, oltre che alla continuità operativa nelle attività oggetto di certificazione, anche a un processo di formazione continua volto a garantire un costante aggiornamento delle competenze e delle conoscenze applicabili. Il requisito di formazione continua va quindi a definire 20 ore annue per i profili descritti dalla PdR 109-1 e 8 ore annue per le figure professionali della PdR 109-2 (a esclusione dell’SDG User). L’aggiornamento costante, caratteristica propria delle certificazioni professionali, trova in questo caso particolare valore proprio in funzione della continua, e spesso repentina, evoluzione delle pratiche di sostenibilità.
L’ottenimento di una certificazione ai sensi della UNI/PdR 109 non può essere quindi considerato come un punto di arrivo, ma deve al contrario rappresentare la base su cui costruire e sviluppare le proprie politiche organizzative di sostenibilità.
Sostenibilità, motore di innovazione e crescita
Il mercato attuale evolve rapidamente sotto la spinta di fattori normativi, sociali ed economici legati alla sostenibilità: l’attenzione non è più indirizzata al solo profitto finanziario, ma ricoprono un ruolo centrale anche gli impatti ambientali, sociali e di governance (ESG). Tutti gli attori del mercato, dagli investitori ai consumatori, pongono ormai sempre più attenzione a ogni ambito della sostenibilità, che deve pertanto essere gestita e implementata da professionisti di elevata e verificata competenza. L’impiego di personale certificato ai sensi della UNI/PdR 109 va quindi a incrementare l’attrattiva di mercato, migliorando l’immagine dell’organizzazione e il valore del proprio branding, nonché garantendo un’effettiva implementazione delle pratiche di